Il Palio e' un lungo urlo.
Mio, pero'. Probabilmente
urla anche la Piazza, ma
questo non te lo so dire.
da Tutti i Colori del Palio
(Gentes, 2004).
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mercoledì, 26 agosto 2009
Il volo della Civetta, le foto

Qualche link a immagini di carriera, giubilo, cortei e quant'altro:
Repubblica - Quotidiano.Net - SienaFree - Donati - FotoPalio - Giulia Brogi - SienaNews - Flickr - Afp/Muzzi/Getty - Corriere.itCittadinoOnline -

Postato da: Elitre ore 22:14 | Link | commenti
carriera, i 4 giorni di palio, palio dell assunta, foto video e media, civetta

lunedì, 17 agosto 2009
Il volo della Civetta

Le foto esclusive di Roberto Vicario in CC-BY-SA 3.0


Ancora da La Nazione del 17 agosto

Sulle orme di Zodiach. La cabala del Duomo

UNA CURIOSITA’, innanzitutto, che riguarda la «cuffia», ora passata alla Lupa che non vince dal 1989. Durante l’estrazione dei barberi per sistemare le bandiere in Duomo quella della Civetta era decima. E’ andata ad occupare la posizione della Torre, anch’essa con la cuffia, quando nell’agosto 2005 vinse il Palio con Trecciolino e Berio. Insomma, una colonna che sembra portare bene alle Contrade in ritardo con l’appuntamento della vittoria.

LASCIAMO DA PARTE il fatalismo e veniamo alle cose concrete. Il tempo del Palio di Istriceddu non è irresistibile, se confrontato con l’1’13’’ di Già del Menhir a luglio e con l’1’13’’70 di Fedora saura. Istriceddu ha fatto fermare il cronometro a 1’15’’2. Un tempo che è comunque inferiore a quello di Zodiach nella Selva (luglio 2003) che fece 1’15’’33, Venus VII nel Leocorno corse il 16 agosto 2000 in 1’15’’04, Urban II nel settembre di quell’anno ottenne un 1’15’’56.
La.Valde.

Butteri: «Istriceddu, il barbero coccolato come un bambino»
D’inverno la proprietaria aveva messo persino una webcam nel box
di LAURA VALDESI
«FATE LARGO che passo io». Questo il motto di Istriceddu che è stato ieri sera il primo protagonista di questa vittoria che sa di leggenda ad arrivare in Contrada.
«Attenzione, calcia. Spostate i passeggini», avvertono i civettini mentre il baio scuro, fiero, transita in via Cecco Angiolieri per rientrare nella stalla. Lancia una serie di coppiole, quasi volesse esprimere così la propria felicità. Perché al canape, va detto, non ha dato assolutamente segnali di questo tipo. Anzi. E’ stato maneggevole e gestibile, è riuscito a infilarsi nell’allineamento anche quando c’era molta confusione. Poi, insieme ad Andrea Mari, non ha sbagliato nulla. E ha vinto meritatamente una Palio che ha fatto schizzare dal palco del Casato la proprietaria pistoiese Serena Butteri.

«IL PUNTO FORTE di Istriceddu — aveva detto la giovane i giorni scorsi — è la partenza che allo stesso tempo è quello debole di Brio: speriamo che insieme diventino una cosa sola». E’ stato così. Ed il baio ha regalato un nuovo successo dopo quello conseguito con Alesandra alla scuderia di Massimo Milani, da cui venivano anche Guadalupe, Giove deus e Gammede. Il numero di orecchio di Istriceddu era il 3, numero che inizia con la «T». Un segno del destino che, secondo la proprietaria, «chiamava» il Draoppellone. Non era riuscito a dare il meglio al suo esordio nella Pantera, lo scorso anno, proprio di agosto, montato da Bighino. nel luglio scorso, montato da Salasso, era toccato in sorte alla Chiocciola senza figurare, nonostante uno spunto finale.

RESTAVANO un’incognita le sue potenzialità, da capire se aveva la stoffa del campione quel barbero che la proprietaria Serena Butteri ha controllato l’intero inverno con una webcam. «Ero abituata ad averlo in scuderia da me l’inverno — raccontava quando siamo andati a fargli visita — così ho pensato che potevo guardarmelo ogni volta che volevo sul cellulare. Poi, naturalmente, ogni sabato e domenica sono andata a trovarlo di persona», diceva evidenziando che sapeva «di averlo affidato al miglior allenatore. Mi fido ciecamente di lui».



di PAOLO BROGI
C’E’ VOLUTA UN’ORA e dieci di mossa ma alla fine la partenza buona è arrivata. Qualcuno è rimasto penalizzato vedi Onda (soprattutto) e Pantera ma le soluzioni a quel punto erano davvero poche. Il mossiere Giorgio Guglielmi di Vulci traccia un bilancio del suo secondo Palio del 2009. «E’ stata dura, ancora più dura che a luglio. C’era molta confusione per colpa delle avversarie e con tanti cavalli che non stavano al loro posto. Mi dispiace per l’Onda ma il ragazzo deve essere più sveglio. Veniva fuori di continuo e stava lì con quell’atteggiamento passivo a chiedere il posto che in realtà c’era. Alla fine si è messo girato e c’è rimasto cinque minuti, era ormai buio e la mossa andava data. Un fantino dovrebbe capire quando la partenza è matura.
Il problema — continua il mossiere — era nella parte bassa perché come sempre la pressione dei cavalli era notevole. La Giraffa usciva spesso ma rientrava velocemente mentre il Leocorno andava a cercare l’avversaria».
Per la prima volta da quando è sul verrocchio Giorgio Guglielmi di Vulci ha temuto di dover rimandare tutto di un giorno.
«Effettivamente — ammette — ci siamo andati vicini. Credo che passati altri dieci minuti (in realtà molti meno ndr) da quando è stata data la mossa il fatto di rimandare tutto al giorno successivo sarebbe diventato realtà. Non ho però mai pensato di cambiare la busta, perché una soluzione del genere poteva crearmi altri problemi, tipo un’avversaria di rincorsa. Ho dovuto usare spesso i richiami verso più contrade, era l’unico modo, in certe circostanze, per farsi intendere».
Due maratone, tra luglio e agosto, ma Giorgio Guglielmi di Vulci non sembra affatto stanco. «Beh stasera — dice con un pizzico di filosofia il mossiere — era la dodicesima volta che salivo sul verrocchio e che un paio di volte le cose vadano per le lunghe può succedere. Il futuro? Questo devono deciderlo i capitani e poi se mi chiedessero di rifarlo stasera non saprei che dire, domani chissà...».


GIANLUCA MUREDDU è diventato Filuferru. «E’ la grappa tipica della Sardegna, un liquore particolarmente forte, come lo è l’impegno che si è preso il nostro fantino», dice il capitano Luigi Fumi Cambi Gado uscendo dalla segnatura. Il Filuferru è così potente, si racconta nell’isola, che riesce a far digerire anche le pietre. Il termine deriva da un pezzo di filo di ferro che viene posto sopra il tappo di sughero per riconoscere il luogo dove l’alambicco veniva sotterrato, non tanto per farlo stagionare quanto per evitare i controlli governativi all’epoca del proibizionismo, quando i contadini distillavano clandestinamente vinacce, soprattutto quelle di Gallura e Logudoro. «Quello del carattere forte della grappa è una prima lettura del nome di Mureddu — conclude il capitano — l’altra la sveleremo soltanto dopo il Palio». Mario Savelli, il tutor-scopritore del fantino, non nasconde di essere «orgoglioso di averlo portato qui a Siena. Se vincesse la Torre, naturalmente sarei felice. Ma se non dovesse essere così un pochino di sentimento è normale che ce l’abbia per questo ragazzo». Fra le voci che circolano insistentemente in queste ore in merito ai cavalli, anche quella del passaggio di mano di Indira Bella che Aceto dice arriverà alla sua scuderia.
La.Valde.


«ESORDIRA’ Francesco Caria detto.... (momento di silenzio, ndr): ve lo dico domani». Il capitano della Torre Enrico Fatucchi ha lasciato il popolo a bocca asciutta, non rivelando durante la cena della prova generale, com’è tradizione, il nome d’arte del giovane tenuto a battesimo. Fatucchi ha voluto pensarci sopra la notte e, solo al momento della segnatura, si è saputo che Caria sarà Tremendo. «Me li ha hanno bruciati tutti gli spunti perché sono iniziati a circolare in città. Di conseguenza abbiamo deciso nell’Entrone, volevamo fare una sorpresa», scherza Fatucchi uscendo dall’appuntamento di metà mattina in Comune insieme al fantino. «In Contrada pretendevano un nome che iniziasse con la lettera T — racconta — che viene richiamata nel Drappellone, il tormentone di Ferragosto. Ebbene, 3 è il numero della Torre, Trecciolo è il mio soprannome... non chiedetemi perché. Ora c’è Tremendo. Quindi tre volte T. Diciamo che Siamo un po’ scaramantici». Erano girati diversi altri nomi: da Trinità a Lucignolo, a Mirto. «Sono contento — dice Caria —, speriamo che porti bene questo soprannome». Per lui è una bella occasione, lo riconosce già la sera della prova generale. «Cercherò di sfruttarla al meglio. Un po’ di emozione? Quella c’è, credo sia normale. Sono molto contento e punterò a fare del mio meglio. Guschione? Sembra in fase di miglioramento». Poco prima della Torre era uscito il capitano della Chiocciola Silvano Focardi insieme a Sgaibarre che ha svelato come ci sia un’assonanza, per quanto riguarda i natali, fra quest’ultimo, originario di Civitavecchia, e il fantino scomparso nel ’92 ad Allumiere. Canapetta è il fantino che ha corso di più per San Marco (sette presenze e due successi per la Chiocciola nel ’67 e nel ’68), parlava con un marcato accento romanesco, proprio come Sgaibarre. Che dice: «Un ritorno importantissimo il mio, bisognare stare svegli e concentrati. Con Leo Lui non corriamo per partecipare».
Laura Valdesi


di LAURA VALDESI
ZUCCHERINO E NERBATA. «Le dirigenze hanno interpretato bene lo spirito della Festa», dice il sindaco Maurizio Cenni evidenziando che ha funzionato la tirata d’orecchie ai capitani in occasione della presentazione del Drappellone. Un invito a guardare al bene del Palio e non a quello della propria Contrada. «Anche le rivalità sono state interpretate nel modo giusto», nota ricordando che nella riunione di qualche ora prima con mossiere, dirigenti e fantini aveva ripassato gli articoli del Regolamento, a partire dal «101», la responsabilità oggettiva. «Ho ribadito anche le norme della mossa, rammentando ai fantini cosa non devono fare per evitare di terminare anzitempo la loro attività professionistica in Piazza», prosegue Cenni. Ripercorse le tappe di scrematura dei cavalli, riconosciuto che «il meccanismo può lasciare a volte un po’ di amaro in bocca ai proprietari», il sindaco descrive «l’attuale Palio come tecnico. In passato non si sarebbero viste partenze come quelle della prova generale, dove i tempi di reazione sono talmente accelerati da causare la caduta di due Contrade». Nessuna polemica sulla gestione del canape da parte del mossiere, difesa a spada tratta da parte di Cenni. «Con Deputati, ispettori e mossiere abbiamo sezionato la prova senza individuare responsabilità nell’abbassamento. Così ho ricordato ai fantini che un comportamento di quel tipo, una mossa eccessivamente anticipata, rischia di mettere a repentaglio Carriera e Festa. Effetto elastico? E’ sempre lo stesso canape, non è stato neppure acquistato sotto la mia amministrazione. Più semplice — chiosa — dargli la responsabilità che assumersela». A suo dire si sono viste mosse veritiere in questa Carriera, «alcune quasi vecchia maniera, vedi la sgambatura della provaccia». Il sindaco, non usa mezzi termini, poi, nel rigettare la proposta dello Straordinario per Montaperti lanciata dal collega di Castelnuovo Berardenga. «Forse si è distratto e non ricorda che abbiamo dedicato ai 750 anni della battaglia uno dei Drappelloni del 2010. Se c’era la crisi economica per cui non si poteva fare la terza Carriera nel 2009, questa non scomparirà nel 2010». Si sente che non ha mandato giù la bocciatura della proposta di Straordinario per il Costituto, quando dice che in fondo fu l’unica battaglia vinta e che, in teoria, si può celebrare la ricorrenza anche per i 760, 770 anni. «Una motivazione che regge poco», così la bolla Cenni in una battuta. «Il sindaco di Castelnuovo può sempre fare un’edizione straordinaria del Luca Cava. Non me ne vogliano i colleghi dei paesi vicini, però pensino ai loro problemi e queste cose le facciano organizzare alla città cui tale compito veramente spetta». Un ultimo flash sulla mossa dilatata: «Il Palio è una giostra, non lo dimentichiamo. Ha i propri ritmi e i propri tempi che non si possono inquadrare troppo. Altrimenti tanto vale mettere le gabbie».

Postato da: Elitre ore 23:37 | Link | commenti
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domenica, 16 agosto 2009
Assunta 09 - la Corsa

   La Civetta vede nel buio 
The Last Victory, film sulla Civetta (2004) 

I video su YouTube

da La Nazione gli articoli del dopo-Palio

RITARDI & POLEMICHE IL SOTTOSEGRETARIO
Incalzati dall’oscurità «Ora si deve riflettere su quanto accaduto»
QUANTO è stato complicato questo Palio. Prima per le strategie, difficili a tessere perché non si intuiva il valore delle punte di questa Carriera. Piena di imprevisti: dal soprallasso dell’Onda che, sembra, si sia fatto male per cui non è stato possibile effettuare il corteo storico. Anche i buoi quando sono entrati in Piazza con il Carroccio hanno preso male la curva di ingresso bloccandosi temporaneamente. Poi, per finire, una mossa lunghissima che ha provocato una levata di scudi da parte delle dirigenze, senza contare la reazione della Piazza che, con il passare dei minuti, ha cominciato a fischiare e arrabbiarsi, mentre sul palco dei capitani Luigi Fumi Cambi Gado si sbracciava (è poi sceso anche sul tufo quando è stato consentito ai barbareschi di entrare, venendo invitato gentilmente a tornare al suo posto da un vigile). E’ lo stesso capitano della Civetta a commentare (dopo che già lo aveva fatto attraverso le agenzie di stampa il sottosegretario Martini) che bisogna ripensare a quanto avvenuto. Siamo andati veramente a un passo dal rinviare il Palio al giorno dopo per l’oscurità. Guglielmi dopo aver annullato alcune mosse, alla fine, l’ha data buona quanto si erano accese le luci nei palazzi e le macchine fotografiche usavano i flash. Un po’ come avvenne nel 2002 quando vinse la Tartuca. Il fatto su cui riflettere è che tre abbassamenti sono stati annullati perché c’erano Contrade girate, così come nel caso dell’Onda nella partenza valida! Beccarsi una «fogata» è il minimo, anche se tutti sostenevano in Piazza che stante l’orario e il rischio di non correre, chi non aveva capito di dover restare al suo posto, rischiava la beffa. Così infatti è stato. Però a Guglielmi era stato chiesto di invitare la rincorsa ad avvicinarsi, di usare il pugno duro.

E’ STATO anche il Palio degli infortuni lievi. Nessuna conseguenza importante per Tittia, caduto al primo San Martino da Giordhan, nessuna conseguenza grave per Dè. E’ stato portato in ambulanza alle Scotte, si parlava di una caviglia da esaminare. In serata è stato subito dimesso ed è tornato a casa. Anche i cavalli, specie quello della Lupa che ha tamponato l’Aquila, andata a dritto dopo la botta al colonnino, era nella stalla di Vallerozzi. Un bilancio positivo, dunque, sul versante del materiale equino. Proprio come volevano i veterinari, come desiderava il sindaco, come imponevano gli occhi addosso di tutta Italia sulla Festa. Tanti i malori dovuti al gran caldo in Piazza: 28 persone soccorse di cui 23 trattate in Piazza e 5 portate in ospedale, all’esterno di Piazza 13 soccorsi di cui uno più serio, 12 lievi e tre da ospedale. Da segnalare infine, al termine della Carriera, una fogata al Casato di alcuni ondaioli nei confronti di monturati della Pantera: sembera che però ci sia stato già un semi-chiarimento fra le Contrade.
Laura Valdesi


E dopo trent’annila nonna, nel buio, getta la cuffia
Una mossa infinita (70 minuti) che ha fatto temere il rinvio. Poi Brio, con Istriceddu, è volato via imprendibile
dall’inviato STEFANO CECCHI
LA SOLITA MOSSA infinita (70 minuti), piatta ed estenuante come un film di Kurosawa. Poi, quando il buio della sera si era oramai adagiato su Piazza del Campo, ricoprendola d’ombra, e la gente iniziava a levare i suoi buuu di protesta, il botto: un minuto e 15 secondi di adrenalina pura. Urla (stavolta di gradimento), emozioni concentrate ed esplosioni di palpito. Alla fine, per le vie di Siena fino al Duomo ad esultare e a levare inni di ringraziamento al Cielo, c’è andato il popolo della Civetta. A ragione. La Civetta, infatti, era la «nonna» del Palio. Dal 4 luglio del 1979 , e dunque da più di 30 anni, la contrada del Castellare non riusciva a spuntarla sul tufo. Per farla tornare a vincere 11.001 giorni dopo, c’è voluta una mossa snervante (talmente snervante da suscitare perfino le ire del sottosegretario Francesca Martini: «Un’ora e venti di stress per i cavalli per i fantini: dobbiamo riflettere»); i troppi errori di un mossiere, Giorgio Guglielmi di Vulci, che non è riuscito a gestirla; e un fantino che, invece, non ha sbagliato nulla.

NO, ANDREA MARI detto Brio, senese di 32 anni, non ha sbagliato proprio niente. Chiamato a montare Istriceddu, un castrone baio di 6 anni, Brio è rimasto lucido per tutto il tempo infinito della mossa. Non si è rilassato un attimo. E quando Sgaibarre, chiamato a difendere i colori della Chiocciola, dopo 70 minuti di immobilismo renitente (e tre false partenze) ha finalmente deciso di entrare nei canapi di rincorsa, lui non ha fatto come l’Onda e la Pantera, rimaste sorprese e dunque fuorigioco da subito. No: Brio ha fatto scattare Istriceddu come una palla di obice trovandosi subito al comando. Tre giri di pista a testa alta, con la consapevolezza della propria forza e della propria fame di vittoria. Solo l’Aquila, con Luca Minisini detto Dè, ha provato a fermare la sua marcia trionfale. A metà del secondo giro sembrava quasi che il sorpasso fosse possibile. Ma un errore alla curva di San Martino ha fatto sbalzare di sella il De, lasciando il suo cavallo scosso a intralciare la corsa della Lupa, fin lì terza. A quel punto per la Civetta il gioco è stato fatto. Il ruolo di «Nonna» passa ora alla Lupa, che da 20 anni non trionfa sul bandierino. Auguri, ce n’è bisogno.

AL GRAN BALLO dei debuttanti, dunque, l’ha spuntata un fantino al suo secondo palio vinto su 14 disputati, e un cavallo che di carriere a Siena ne aveva già corse due senza mai vincere. Già, il Gran Ballo dei Cavalli Debuttanti. Il Palio di Siena è una carriera anomala. Una corsa dove alla vigilia non ci deve essere un favorito certo. Qualcosa a metà fra lo spirito decoubertiano e l’ugualitarismo intransigente di Pol Pot. Se un cavallo negli anni dimostra di avere una marcia in più, invece di essere premiato, finisce a casa a vedersi la corsa in poltrona su Canale 3. E su ciò non si guarda in faccia a nessuno. Nemmeno se il proprietario dell’animale è il presidente del Monte dei Paschi. Il Palio è zona franca dalle raccomandazioni e dai potentati. Così, quest’anno, a godersi il pensionamento anticipato per manifesta superiorità, sono stati proprio il cavallo vincitore a luglio 2008 e 2009 Già del Menhir (di proprietà appunto del leader Mps Giuseppe Mussari) e Fedora Saura, esclusi alla vigilia dalla corsa perchè nettamente i più forti del campo. Sul tufo, alle 19 della sera di ieri, i cavalli esordienti erano dunque ben sei e gli altro quattro, compreso appunto Istriceddu, non avevano mai vinto una carriera.

ANCHE FRA I FANTINI c’era del nuovo, con due esordi in Piazza: quello di Filuferro coi colori del Leocorno e quello del 21 enne Tremendo nella Torre. Per entrambi, un esordio senza infamia ma neppure lode. Se ne riparlerà.
Perchè il Palio è storia di cavalli e di fantini, di uomini e delle loro storie. E’ gara pura, è vita, non è spettacolo. Non a caso a nessuno qui importa granchè di chi viene a vedere la corsa. Son passate inosservate le telecamere di James Bond, figurarsi se ieri qualcuno poteva scomporsi per Giuliano Amato, Guglielmo Epifani o per il regista Marco Bellocchio (che con Kurosawa a suo modo se la gioca). Con loro, fra gli ospiti c’era anche il principe olandese, Friso Van Oranje Nassau, che ha rinunciato all’asse ereditario, con tanto di moglie. Idem come sopra. Nessuno invece ha visto George Clooney con la di lui momentanea fidanzatina Elisabetta Canalis. Un boatos li avrebbe voluti in piazza nel pomeriggio. Nada de nada. Probabilmente sono rimasti dalle parti del lago di Como, fra bagni in piscina, notti galanti, gite in moto ai santuari e querele ai paparazzi. Tant’è.

IL PALIO È FESTA toscana e, dunque, di antichi dissapori e antichissimi rancori. Così radicati al punto che il sindaco di Castelnuovo Berardenga, Roberto Bosi, alla vigilia di ferragosto aveva proposto di festeggiare i 750 anni della battaglia di Montaperti (quella in cui le truppe ghibelline di Siena massacrarono quelle guelfe di Firenze) con un palio straordinario nel 2010. «Di farne uno speciale non se ne parla neppure — ha tagliato corto il sindaco Cenni — Alla battaglia di Montaperti verrà però dedicato uno dei due palii del 2010». A dire: niente di straordinario, ma la memoria di quello schiaffo ai fiorentini non verrà certo dimenticato. Il culto della senesità contro lo spirito fiorentino. Non stupisca, dunque, se il giorno della presentazione del drappellone dipinto da Giuliano Ghelli, qualcuno abbia storto la bocca. Poteva piacere in una città che fa festa per Montaperti, un palio dipinto dal fiorentino Ghelli? Benedetti senesi, benedetti fiorentini, benedetti toscani. Benedetto Palio.


Quali sensazioni evoca in un non senese lo «spettacolo» del Palio? Mario Caligiuri, opinionista de La Nazione, professore universitario e sindaco di Soveria Mannelli, dopo aver assistito da Palazzo pubblico alla Carriera dell’Assunta ospite del sindaco Maurizio Cenni, ci racconta in questo articolo le sue impressioni.
“INCROYABLE”. Incredibile. Così una viaggiatrice francese incontrata per caso in ascensore all’Hotel Continental. E’ questa la prima sensazione che si prova assistendo ai riti del Palio. Ma andando a fondo, anzi guardando meglio la superficie, ci si può rendere conto che non siamo di fronte a uno spettacolo, per quanto insolito e suggestivo, ma a un evento che affonda le sue origini nei secoli e che magicamente, resistendo al diluvio della post-modernità, è giunto fino a noi. E’ una gara unica, dove conta solo chi vince ma, circostanza non da poco, è di fondamentale importanza che la contrada “avversaria” non conquisti il drappellone. La Carriera è imprevedibile. E’ tutto in mano alla sorte, quasi una metafora straordinaria di questo tempo in cui, come per la vita, qualunque cosa diventa possibile.
So bene che non essendo senese non riesco ad impadronirmi dell’anima del Palio, ma per me che lo seguo da sette anni consecutivi dal vivo, rappresenta una fusione di tradizione e storia, di emozione e cabala. Probabilmente una delle poche cose vere, in questa Italia catodica e sgarrupata. La Festa è fatta dai Senesi principalmente per loro stessi, per ribadire un’identità che affonda le radici nei secoli, con la gloria di Montaperti del 1260 ancora lì, a portata di mano, come se fosse successa l’altro ieri. A conferma che tutte le cose autentiche fatte per noi stessi hanno, inevitabilmente, una dimensione universale. Una celebrazione scandita da echi che sembrano risalire al Medioevo, dove i cieli erano tutt’altro che oscuri, ma vedevano da vicino i pinnacoli di splendide cattedrali o di duomi monumentali.
Al di là della retorica o della banalizzazione, sempre in agguato quando si parla di quest’argomento, dietro lo sventolio delle bandiere e il rullio dei tamburi c’è una stratificazione di secoli e l’unico modo per cercare di capire qualcosa e’ adottare lo “sguardo lungo”, oppure comprendere quelle che Jean-Francois Lyotard chiama “le grandi narrazioni”. Ieri abbiamo assistito all’atto finale di un accadimento ogni volta diverso e imprevedibile, che si rinnova ogni anno in quella che è stata definita “la città più bella del mondo” e che sembra non avere mai fine: basta vedere il palco dei “cittini”, da dove i bambini sventolano i fazzoletti con i colori delle contrade. E’ proprio questa la continuità di una tradizione sentita e sofferta, che non dimentica neanche le “contrade morte”, cioè quelle che non corrono più da centinaia di anni. Da tutto ciò emerge un’altra considerazione: solo i veri conservatori possono essere degli autentici innovatori, perché riuniscono sapientemente la forza del passato e l’urgenza del futuro. In questo suggestivo e impagabile incrocio tra sacro e pagano, forse assistiamo, in tempi di “Codice da Vinci” imperanti, a quanto di più attuale oggi possa esserci.
Infatti, si fondono misteri e magie, in questa città unica al mondo dove “adulti e bambini cantano insieme”. E’ bello assistere al Palio, dove ognuno è qualcuno perche si è qualcosa. E dopo che il cavallo della Civetta ha portato alla vittoria la sua contrada, anche noi, privilegiati ospiti in queste giornate d’incanto, ci sentiamo senesi.
Cioè protagonisti di questa magia.


ANDREA MARI è nato il 13 ottobre 1977. Tredici, un numero che inizia con la «T». Chiaro richiamo al Drappellone di Giuliano Ghelli che ora sarà sistemato nel museo del Castellare. Una vittoria storica, quella di Brio, perché non accade tutti i giorni di togliere la cuffia a una Contrada. L’ultima volta l’ha fatto Trecciolino con la Torre nel 2005, prima ancora, nel 1996, Cianchino con il Bruco. Due imprese di due grandi fantini cui si aggiunge la terza, questa volta di Brio. Che è apparso concentrato, sicuro di sè. Ed è riuscito a mettere a tacere quanti dicevano che la partenza non era il suo forte. Una vittoria voluta con tutte le forze, dopo l’infortunio a Legnano e dopo la delusione del Palio di luglio a piedi per via dell’infortunio a Iesael. Brio è riuscito a conquistare il secondo Palio, potrebbe essere la svolta della Carriera. La svolta della maturità.
La.Valde.

di KATIUSCIA VASELLI
VIA LA CUFFIA con tre giri tutti di testa e un trionfo storico che regala a Brio la sua seconda vittoria. Una corsa magistrale per Andrea Mari che torna a vincere a distanza di tre anni.
Cominciamo dall’analisi della mossa, dal tuo quarto posto...
«E’ stata lunghissima e molto complicata, con il Leocorno che mi dava noia cercando di farmi stare fuori posto, pensando solo a me senza pensare al proprio Palio. L’avversaria ha tentato di tutto per danneggiarmi facendomi passare anche male ma dopo trent’anni di digiuno della Civetta non avrei mai permesso a nessuno di ostacolare il mio lavoro con il giubbetto del Castellare».
Sei stato rigoroso anche con il mossiere...
«Sì, lo sono stato perché volevo essere rispettato. E’ successo altre volte che per non recare danni a nessuno, soprattutto alla Festa, mi sono danneggiato da solo. Stavolta non lo avrei permesso: se tutti fanno i propri interessi, io faccio i miei, punto e basta. Del resto, solo il Leocorno aveva interesse a non far vincere la Civetta».
E’ stata una mossa lunghissima, estenuante...
«E’ vero ma io mi sono sempre fatto trovare pronto».
Secondo te è mancato il pugno di ferro da parte del mossiere?
«No, assolutamente. Si veniva dal Palio di luglio che era stato determinante per tutti, la situazione per il mossiere Guglielmi di Vulci era molto difficile, eravamo tutti nervosi e lui anzi è stato bravo».
Brio ha mai perso la testa durante le fasi della mossa?
«Ero determinato e arrabbiatissimo: sapevo di avere un grosso conto in sospeso con la fortuna, dato quello che era successo a luglio, con la Civetta costretta a non correre: era la corsa del riscatto per la contrada e per me, dopo quattro giorni vissuti in un sogno dall’inizio alla fine. Sapevo in cuor mio che avrei fatto un Palio da protagonista. Anzi, dentro di me sapevo di poter vincere».
Hai mai avuto paura durante i tre giri?
«Lascia fare, avevo una paura matta».
Poi hai subito fino in fondo gli attacchi dell’Aquila, unica ad averti messo in difficoltà...
«Infatti ho dovuto pensare ad annientarla chiudendo certe traiettorie. Ma ho avuto tanta paura, credo sia umano, lecito».
Così sei arrivato alla grande vittoria, metro dopo metro...
«E’ un sogno, l’ho già detto. Un desiderio grandissimo che si corona grazie a tutta la contrada della Civetta, a una stalla di professionisti che ha avuto a che fare anche con qualche imprevisto poi risolto, una grandiosa dirigenza e uno splendido popolo. Un sogno del genere andava coronato con un trionfo come questo. Indescrivibile, non credo si potrà mai ripetere una sintonia come questa».
Questo è il preludio a un rapporto tra la Civetta e Brio che si potrà consolidare in maniera ufficiale?
«Ovunque io abbia corso, ho fatto sì che restasse sempre un buon rapporto con la contrada. Di sicuro posso dire che la Civetta non perderà mai Brio e Brio non perderà mai la Civetta».
Ora magari è facile dirlo ma... Istriceddu era il cavallo che volevi?
«Mi piaceva tantissimo Leo Lui oltre a Istriceddu».
Hai nominato il cavallo della Chiocciola, a questo punto,un commento a caldo sulla corsa delle altre nove accoppiate, in particolare sui tuoi colleghi...
«Hanno fatto come pareva a loro, ho vinto io!»
A chi dedichi questa tua seconda vittoria?
«Ho conosciuto, grazie a tante persone, il vero Andrea Mari, quello che avevo tenuto sempre dentro di me, quello più tranquillo, sereno, «normale». Quindi il trionfo, senza dubbio - anche perché la prima vittoria era già per tutta la mia famiglia e per Sara - è dedicato a questo nuovo Andrea».


di PAOLO BROGI
IL CASTELLARE è tutto in festa. Piangono di gioia civettini, uomini e donne che in quel luglio ’79 erano bambini, giovani che per la prima volta possono urlare contro il cielo tutta la loro gioia. Perché il Palio può essere crudele ma alla fine non tradisce mai del tutto. La malasorte aveva pugnalato al cuore la Civetta nello scorso luglio e allora da dea bendata ha risarcito con gli interessi quella che da ieri sera non è più la nonna del Palio. C’è voluto un cavallo come Istriceddu, atteso e portato nella stalla tra mille speranze. C’è voluta la determinazione di Andrea Mari detto Brio, fantino che doveva dimostrare di poter tornare meraviglioso. C’è voluta la voglia di un popolo che in questi lunghi anni ha sofferto, ha visto spesso gioire l’avversaria, senza però arrendersi mai. E alla fine ecco il tripudio della Priora.

VENENDO alla cronaca il mortaretto che ha annunciato l’ingresso delle contrade sul tufo ha fatto sentire la sua voce quando le diciannove erano passate da sei minuti. Il mossiere Giorgio Guglielmi di Vulci ha chiamato nel seguente ordine: Giraffa (Giovanni Atzeni detto Tittia e Giordhan), Onda (Silvano Mulas detto Voglia e Guadalupe), Aquila (Luca Minisini detto Dè e Indira Bella), Civetta (Andrea Mari detto Brio e Istriceddu), Pantera (Giuseppe Zedde detto Gingillo e Giove Deus), Leocorno (Gianluca Mureddu detto Filuferro e Lampante), Lupa (Gianluca Fais detto Vittorio e Gammede), Torre (Francesco Caria detto Tremendo e Guschione), Istrice (Luigi Bruschelli detto Trecciolino e Ganosu) e di rincorsa la Chiocciola (Antonio Villella detto Sgaibarre e Leo Lui).

PRIMI ASSAGGI di mossa e subito si capisce che servirà del tempo, tanto tempo prima che arrivi il momento della partenza. Il posto al canape è da subito un optional. Nessuno lo rispetta e a nulla valgono i richiami del mossiere. La Pantera dovrebbe essere tra Civetta e Leocorno, ma per evitare problemi deve sottrarsi e cambiare perché Filuferro va a cercare Brio. L’Aquila ha il solito problema di Indira Bella che al canape proprio non vuole starci e quindi deve vagare in cerca di posizione. Nella parte bassa Tittia e Voglia devono fare i conti con l’irrequietezza di Giordhan e Guadalupe e sono spesso fuori posto. Le cose vanno bene solo nella parte alta, dove Lupa, Torre e Istrice stanno abbastanza ferme. Passano i minuti e si accendono gli animi, c’è sempre un fantino con il nerbo alzato a chiedere spazio. Inutili sono i tentativi del mossiere di far uscire tutti, perché quando si ricomincia niente di niente. Trascorre il tempo e continua la bagarre. Una, due, tre volte Giorgio Guglielmi di Vulci deve abbassare il canape e azionare il mortaretto, ma non si tratta di vere mosse false. Infatti si va avanti con la stessa busta anche se il problema ora è l’oscurità che comincia a calare su piazza del Campo. Si arriva all’ora di mossa e tutto sembra bloccato, poi altri dieci minuti e quando qualcuno sta già per srotolare la bandiera verde del rinvio ecco l’attimo propizio. La Chiocciola rompe gli indugi: si parte! Non è una mossa perfetta ma difficile chiedere di più. L’Onda resta lì, la Pantera quasi, la Civetta invece scatta in testa seguita da Lupa e Leocorno. Brio e Istriceddu girano primi a San Martino e intanto l’Aquila che ha tenuto la traiettoria interna è già terza, dietro Vittorio e Gammede. Il Palio è ormai un discorso a tre e l’Aquila viene forte e riesce a portarsi in secondo posizione. Ora il vantaggio della Civetta non è più importante e all’inizio del secondo giro Dè sferra l’attacco, trovando però Brio puntuale nel chiudere la traiettoria. Al terzo San Martino l’Aquila è troppo bassa, Minisini tocca il colonnino è cade, strada spianata per il Castellare, Brio a nerbo alzato davanti all’Istrice in forte rimonta.


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    «Il sogno di Andrea: Papei che esultava» Alessandro Traballesi, 96 anni, si gode il Palio
IL CAPITANO PAOLO Betti svela che è stato un sogno a indicare la scelta di chi doveva andare a prendere il cavallo. «Una settimana prima della decisione mi chiama Andrea. ’Ho fatto un sogno’, mi dice. Vieni su. Mi sono preoccupato perché quando mi chiamava spesso erano cose da Andrea... Sono andato a corsa e mi ha detto di aver sognato l’ex capitano Roberto Papei com’è ora, con i capelli bianchi, nella montura, che saltava uscendo da Piazza. Infatti nel discorso della cena ho detto di aver mandato Roberto perché si era messo in gioco in rapporto al sogno. Ha fatto veramente tanto». A godersi la vittoria ieri sera c’era anche il decano del Castellare, Alessandro Traballesi, 96 anni suonati. E’ a sedere nella sacrestia dell’oratorio quando arriva la nipotina ad abbracciare il super-nonno, padre di Renzo, che è stato mangino vittorioso nel ’37, nel ’45, nel ’47, nel ’49 e ’60.
La.Valde.

di LAURA VALDESI
E’ TRANQUILLO, il capitano Paolo Betti, come se l’incubo durato 30 anni non ci fosse mai stato. Come se la Civetta non avesse abbandonato la «cuffia» e i contradaioli, in chiesa, non stessero abbracciando il Palio vinto da Istriceddu (non sono forse aculei quelli che infilano il tufo del Drappellone?), numero 3 di orecchio. Tre, numero che inizia con la T.
Capitano, nel discorso della cena della prova generale ha detto che avrebbe vinto.
«Sì, ero sicuro».
Andrea ha poi detto che se avesse vinto questo Palio sarebbe diventato fantino della Civetta.
«L’ha detto lui, me lo chiese».
E tu cosa gli hai risposto?
«Che ci può essere un bel futuro con un fantino in questo modo».
Ripagati della beffa di luglio, quando non avete potuto correre
«Vedi, dopo che successe quella disgrazia al cavallo, un momento bruttissimo, discussioni, tornando a casa ho ripensato che noi, nel ’79, si vinse a luglio e si perse il cappotto ad agosto perché il cavallo si fece male e fu abbattuto. Dunque, una sorta di Palio invertito, dopo 30 anni. Sono andato a prendere il cavallo convinto che avremmo cambiato rotta uscendo dal tunnel».
Betti è sempre rimasto tranquillo in questi quattro giorni.
«Una serie di segnali: Bartoletti che s’infortuna, il santo Bernardo Tolomei, il Leocorno che non riesce a trovare la monta.... Il cavallo che prende una pedata ma non è grave, tutti cascano al canape e noi si resta fuori dalla mischia. Di solito saremmo rimasti coinvolti, invece la cattiva sorte ci ha schivato. E poi stasera, all’ultimo tuffo: pensa che il sindaco si è girato verso di noi e ha detto ’un minuto dalla bandiera verde’. Ha avvertito il comandante delle guardie».
Infatti la mossa è stata data buona, l’Onda è rimasta al canape: un’ora e venti. Uguale a luglio.
«Bisognerà discuterne pesantemente nell’inverno perché non ne è partito uno al suo posto. Avevamo apposta la riunione per dargli un segnale, non volevamo una partenza così, occorreva essere più incisivi».
Brio ha alzato il nerbo: cosa ha pensato Betti.
«In questi momenti di vaneggiamento, avevo promesso che mi sarei inginocchiato, così ho fatto e non l’ho visto. Dovevo fare una preghiera ad una persona che non c’è più. E poi avevo da calare il Palio a mio fratello che era sotto».
In Duomo sdraiato sull’altare?
«Diciamo che mi ci hanno schiacciato. Mi hanno graffiato, dato due colpi al naso tanto che è uscito il sangue».
Qui era tutto spento: luci, niente campanina.
«E’ la disabitudine. I ragazzi più giovani non sanno neppure cosa è successo. Trascorreranno un bell’inverno».
In questo lotto Istriceddu era superiore?
«Insieme alla Chiocciola erano i due cavalli da battere».
Palio dedicato a...
«A questo popolo, per la la fine di incubo e di una tensione terribile. A mio figlio Niccolò che era in Duomo all’altare con me. Aveva dietro un portafortuna, in tasca. Gli ho comprato un animalino. Lui ha detto: ’vai questo ci fa vincere il Palio, si chiama Billy».
Paura dell’Aquila?
«Indira è andata forte, poi quando ho visto che ha battuto al colonnino ho capito che s’era vinto. Il cavallo era perfetto, non mascherato».
La carta vincente?
«La motivazione del fantino. Lo era più di tutti gli altri, è un anno che viviamo tutti i giorni insieme, è un ragazzo meraviglioso».


--Più tardi gli altri articoli

Postato da: Elitre ore 20:35 | Link | commenti
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domenica, 12 luglio 2009
Il Palio mancato

Boicottato dalle telecamere Rai questo Palio di Provenzano vinto dalla Tartuca con Gingillo (Giuseppe Zedde) e Già del Menhir.
Una cronaca - I video su YouTube


In esclusiva le immagini di corteo, mossa e giubilo di Roberto Vicario, licenziate in CC-BY-SA 3.0!


Guarda anche la seconda galleria

Postato da: Elitre ore 15:33 | Link | commenti
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lunedì, 18 agosto 2008
Ancora B(r)uco

Ancora commenti, interviste, aggiornamenti da La Nazione (ediz. del 18/08):
 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6



Speciale da La Nazione (in pdf, ed. del 17/08):
1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6  - 7 - 8 - 9 - 10
Istantanee da questo Palio 11 - 12 - 13 - 14

Le immagini esclusive di Roby Vicario

altre notizie in serata


Elisir della vittoria Il Palio va al Bruco
Sorpasso capolavoro del baio di Gingillo sull’Oca
 
dall’inviato STEFANO CECCHI
— SIENA —
TRE FALSE partenze, una mossa infinita ed esasperante come un film di Wim Venders, alla fine, dopo tre giri senza prendere fiato, a piombare per primo sul bandierino è stato il Bruco, consentendo così a uno dei suoi contradaioli più noti, ovvero il centravanti Bernardo Corradi, di strappare con le proprie mani il drappellone dal palco dei capitani. E’ stato un Palio vinto con la prepotenza dei forti, quello di Giuseppe Zedde detto Gingillo, senese di 28 anni alla sua prima vittoria in Piazza. Partito settimo ai canapi, con Elisir Logudoro, un baio di 8 anni, ha rimontato posizioni su posizioni con tenacia. Ha sfilato dall’interno la Torre. Poi, all’ultimo San Martino, il capolavoro, quando ha sfilato ancora dall’interno l’Oca, che fino a quel punto sembrava avere il Palio in mano. Invece, niente da fare per l’«infamona». Un Palio bellissimo che è vissuto all’inizio sullo spunto di Jonatan Bartoletti detto Scompiglio. Partito di rincorsa, il fantino del Drago era infatti riuscito con un primo giro strepitoso a conquistare la testa della carriera. Ma un errore al primo Casato lo ha fatto cadere. Attimi di terrore in piazza, con i cavalli che lo hanno calpestato più volte. Lasciandolo però illeso. Un Palio comunque maledetto per lui. Ma non solo.
Questo dell’Assunta versione 2008 era stato già nei suoi caratteri un Palio "maledetto", con un vigilia tumultuosa e piena di veleni. Intanto il tempo. O meglio: il maltempo.
Non accadeva da anni che la pioggia turbasse così la vigilia. Il forte temporale di Ferragosto non solo non aveva consentito la tradizionale messa del fantino in piazza del Campo (tutti nella mini cappella del Comune per ripararsi dall’acqua) ma, per la prima volta dal dopoguerra, aveva fatto saltare sia la prova generale di venerdì sera sia la «provaccia» di ieri mattina. Un avvenimento davvero raro che si era accompagnato ad altre decisioni insolite. Come quella presa ieri mattina dalla Selva.
LA CONTRADA aveva infatti deciso nei giorni scorsi di affidare il suo cavallo a una vecchia conoscenza del tufo, ovvero al fantino Antonio Villella detto Sgaibarre che nel luglio del 2003 aveva portato i colori arancio-verdi alla vittoria. Una scelta che sembrava un segno di continuità e di affidabilità. Invece ieri mattina, a sorpresa, i contradaioli della Selva sono venuti a sapere che la dirigenza aveva deciso di cambiare fantino, preferendogli un esordiente come Ygor Argomenni detto Smarrancio. Caos in contrada, sgomento e polemiche. Perché questo cambio in corsa? C’è chi dice che i dirigenti non si fidassero più del comportamento in piazza di Sgaibarre, chi indica motivi tecnici, chi scelte scaramantiche (nel 2006 la Selva vinse il Palio dopo una decisione analoga). Tant’è: beneficiato dalla scelta, è stato dunque Ygor Argomenni che ha esordito sul tufo inaspettatamente. Il suo nome d’arte, Smarrancio, significa un colpo di biliardo tirato alla cieca che scompagina la partita. Lui ha provato a dargli un senso, ma alla fine la sua è stata una corsa anonima. Bocciato.

IN FONDO non è andata bene neppure all’altra scelta insolita che aveva scatenato un’altra polemica alla vigilia nelle strade della Pantera. Qui, a finire nel mirino era stato il capitano Andrea Mori Pometti. Contro la volontà di tutti, aveva infatti deciso di far montare l’esordiente Istriceddu a un fantino di lungo corso come Valter Pusceddu detto Bighino. Il quale, oltre al lungo corso, aveva un’altra caratteristica non proprio apprezzatissima dai senesi. Ovvero: in 16 palii corsi non ne aveva mai vinto uno. Anche qui polemiche su polemiche. Con Mori Pometti che si dimetteva dall’incarico e poi ritirava le dimissioni a prezzo della conferma di Bighino. Ieri Bighino ha dunque corso il suo 17esimo palio. Perdente. Adesso è a un passo dal record di Piercamillo Pinelli detto Spillo, che resta nel guinness senese per aver corso il Palio per 18 volte senza mai vincerlo.

UNA CARRIERA dunque sconvolgente e aspra quella di ieri. Amara alla fine anche per i proprietari delle finestre e dei palchi che guardano sulla Piazza. Complice anche la crisi economica, questi hanno avuto qualche difficoltà in più a vendere i posti (comunque carissimi: le finestre più prestigiose costavano fino a mille euro, quelle medie fino a 500 e quelle normali fino a 300). Così alla fine hanno dovuto fare una specie di autoriduzione e, rispetto allo scorso anno, le tariffe sono calate in media di 50-80 euro.
Riassumendo: la pioggia, le prove saltate, i fantini cambiati all’ultimo tuffo, gli incassi diminuiti, perfino un cavallo dei carabinieri, Finezza, che cadeva durante l’esibizione del reggimento («L’animale comunque usciva fra gli applausi del pubblico». Cifr: comunicato stampa degli stessi CC). Un Palio sfortunato. Frutto solo del caso? Chissà.
Qui a Siena i contradaioli son convinti che la scaramanzia sia una scienza che si avvicina all’esattezza. Fra le varie superstizioni alle quali guardano, c’è anche quella che dice di stare alla larga dal Palio delle contrade verdi, ovvero dal Palio che vede correre contemporaneamente le quattro contrade che hanno il verde nei loro colori: Oca, Selva, Drago e Bruco. Oh: ieri tutte e quattro erano in piazza a contendersi il Palio. E se sulla scaramanzia avessero ragione i senesi? Mah!

Postato da: Elitre ore 07:40 | Link | commenti
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